I disturbi d’ansia sono molto comuni, ne soffriamo un po’ tutti quando ci sono momenti particolari o difficoltosi nella vita.
L’ansia si presenta spesso mista a un disturbo depressivo di origine reattiva. Quando sentiamo gli alti e i bassi del nostro umore dobbiamo pensare ad un ritmo quotidiano degli alti e dei bassi dell’umore che è regolato a sua volta da un ciclo ormonale quotidiano (ritmo circadiano).
Questo lo viviamo più o meno tutti, in gradazioni diverse e rientra nella normalità. Quando questi sintomi iniziano a dare fastidio alla persona, il terapeuta può essere d’aiuto perché spesso i problemi sono pesanti da gestire e la persona non ha gli strumenti adatti né dentro, né fuori di sé per combatterli.
Questo è il momento in cui il terapeuta agisce rafforzando l’autostima, visto che questo tipo di problemi attecchiscono di più dove c’è un problema di bassa autostima, intervenendo con delle terapie comportamentali e dando un aiuto per superare il momento.

Possiamo classificare i disturbi d’ansia in:

  • attacchi di panico;
  • fobie;
  • disturbo ossessivo compulsivo;
  • disturbo post traumatico da stress;
  • disturbo d’ansia generalizzata.

Vorrei fare un chiarimento sul disturbo ossessivo compulsivo dato dall’ansia, cioè di origine reattiva:
– l’ossessione è un disturbo del pensiero,

– la compulsione è un disturbo del comportamento.


Questi disagi possono verificarsi anche in maniera dissociata, per esempio, il riferimento continuo del pensiero alla stessa cosa, un pensiero che nella testa non se ne va mai, è un rimuginare molto fastidioso per il paziente (rimuginìo del pensiero).
Per quanto riguarda il comportamento, ad esempio, pensiamo alla persona che deve accendere e spegnere la luce 32 volte prima di andare via di casa, altrimenti la cosa che deve fare non gli riesce o gli succederà qualcosa di brutto (dist. compulsivo). Questo tipo di compulsione viene indagata dal terapeuta che può risalire con un’indagine all’origine, aiutando il paziente a venire fuori da questa problematica, perché il paziente riconosce nella compulsione qualcosa che lo disturba.

Per quello che riguarda il disturbo post traumatico da stress, possiamo affermare che quando un individuo subisce un evento che ha le caratteristiche di un trauma e questo trauma genera uno stress dopo quell’evento, il paziente non torna più a vivere come prima, in quanto si alza il livello di attivazione generale del fisico della persona in questione, cioè il battito cardiaco, di pressione, il livello di agitazione motoria, la frequenza del respiro.

In questo caso, la tendenza generale è quella dell’evitamento delle situazioni simili al trauma vissuto, si innesca un circolo vizioso e aumenta il livello di vulnerabilità della persona. In questa situazione, nella maggior parte dei casi, la persona che ha subito uno stress post traumatico non comprende quando è il momento di andare da uno specialista.
Ci sono dei disturbi che riguardano la sfera affettiva e relazionale che la persona può affrontate solo attraverso la propria forza di volontà; ma la volontà ha una parte che risiede nell’inconscio e che non può manifestarsi al paziente, per cui a volte la volontà da sola non basta. Qui il terapeuta, disvelando la parte inconsapevole della suddetta volontà, può lavorare sulle risorse del paziente e aiutarlo a venire fuori da quel circolo vizioso. Il terapeuta è preparato alla possibilità di farlo tramite dei colloqui, o tramite l’analisi della domanda, in cui comprende se e quali risorse ci sono e come utilizzarle; prima di lavorare sul conflitto, si rinforzano infatti le risorse della persona.
 
I disturbi alimentari, che sono molto presenti nella nostra società, specialmente nell’adolescenza, non coinvolgono solo il mondo femminile ma tutti i generi di identità sessuale.  
La psicanalisi, in passato, attribuiva la responsabilità dell’anoressia nervosa alla relazione tra madre e figlia, affermando che la femmina non si nutriva per non assomigliare alla madre e per non crescere. Anche la cinematografia negli anni Ottanta ha aiutato in questo senso con dei film che hanno fatto riflettere.
Si è compreso comunque che i disturbi alimentari hanno preso piede a causa dei messaggi dei mezzi di comunicazione di massa.

Allora dovevi aderire a un modello di donna che seguiva dei canoni prestabiliti; oggi invece si parla di curvy, e dobbiamo lottare perché la donna si accetti con il suo corpo, perché il corpo della donna cambia con l’età, le gravidanze, ecc. e nessuna donna deve sentirsi inferiore per questo.
Questi tipi di disturbi, come tutti i disturbi non psichiatrici, non compaiono mai ‘puri’, ma hanno un corredo di altre situazioni. Dobbiamo allarmarci quando si verificano nelle ragazze, in caso di sottopeso, casi di amenorrea (ovvero mancanza del ciclo mestruale), in quel caso il genitore deve stare attento a osservare il comportamento specie se nella fase dell’adolescenza.


Quando il genitore vede che il figlio non si riesce ad adattare ai cambiamenti repentini tipici di quella età, non deve attendere, ma rivolgersi subito allo psicoterapeuta che fornisce gli strumenti adatti al genitore per stare accanto al figlio in quel particolare periodo della vita.
Dentro la famiglia c’è infatti un sistema, un equilibrio, se questo si interrompe lo psicoterapeuta può aiutare il giovane o la famiglia a prendere una posizione diversa all’interno di quel nucleo di socialità.

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