Gli italiani avvertono sempre di più il peso della solitudine, un sentimento capace di depotenziare il capitale sociale rappresentato soprattutto dalle nuove generazioni che si sentono senza una rotta e senza un timoniere in cui riporre fiducia. Lo afferma uno studio presentato sul prestigioso quotidiano italiano Il Sole 24 Ore, alla luce della pandemia di Covid 19 che ci ha investiti da febbraio scorso.

Nella fascia di età tra 18 e 34 anni si riscontra la quota più alta (il 32%) di chi dichiara di patire «spesso» per un senso di isolamento. L’età più protesa verso la progettualità è, dunque, quella a cui la solitudine sta erodendo prospettive, mentre gli anziani sembrano reagire meglio.

Cosa fare?

E il ritorno prepotente dell’epidemia, con la prospettiva di un possibile nuovo lockdown o con i semi-lockdown che stiamo vivendo, acuisce ancor di più la sensazione di isolamento, i sospetti verso il prossimo, anche se non si tratta di sconosciuti ma dei vicini di casa, e l’assenza di speranza per il futuro sotto l’aspetto emotivo, economico e lavorativo.

L’esplosione del Coronavirus inevitabilmente ha peggiorato questo stato d’animo?

Anche il rapporto con il web e i social cambia radicalmente: il 53% di chi soffre la solitudine, pur utilizzandoli, avverte disagio nel doversene servire come canale di contatto con le altre persone. Appena il 26% di chi si sente “in solitudine” considera i social un buon veicolo per mantenere le relazioni esistenti.

Come commentare questa sopraffazione della vita virtuale a scapito di quella reale?

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un crescendo di cambiamenti, anche drammatici. Qual è la percezione degli italiani nei confronti della politica? Per il 54% di chi si sente “in solitudine” prevale una sensazione di rabbia e disgusto.

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